transmission#17

 

Questo è uno spazio dove è catalizzata ogni forma d'arte.
Oggi mentre una mia amica dal capello anguicrinito mi scriveva del suo progetto,
la conversazione si è fermata su un articolo.
La libreria Laterza lascerà un pò delle sue vetrine ad uno store del marchio Prada.
Ho riflettuto un pò di minuti, giusto il tempo per dare a me stesso una valida motivazione.
La crisi? Il Marketing? Necessità economiche? Poi, con calma due parole si sono
materializzate: mercificazione ed ignoranza.
E' giusto. Quanto possono valere gli scaffali di un pezzo di Bari che ora non c'è più?
Prada val bene una vetrina si potrebbe citare. A me sembra un film già visto o meglio un libro già
letto. Sembra uno di quei romanzi di Leonardo Sciascia; lo stato, l'ardore di qualcosa di valido si
dimenano e poi sfiancati si accasciano a terra. Ogni romanzo ha lo stesso finale pregno
di rassegnazione: è così, così è ma non se vi pare, così è e basta!
Stiamo sbagliando! Ci incanaliamo in una direzione e strada senza uscita. Stiamo delegando le
nostre gemme preziose. Ragioniamo in maniera eterodiretta, qualcuno sempre al posto nostro,
non abbiamo responsabilità.
I libri, il sapere, l'arte e la sensibilità artistica dovrebbero elevarci da tutto ciò!
Stiamo diventando un popolo di mediocri dove il politicamente corretto è ormai un'abitudine.
Io non voglio abituarmi. Le case discografiche, quelle editrici da anni signori, da anni non
propinano arte. Da anni costruiscono acquirenti nè lettori nè ascoltatori di musica.
Siamo utenti, grafici e gaussiane altalenanti sul mercato.
Per anni questa mercificazione è stata propinata e somministrata. Io non voglio schierarmi
con Dorfles (per il quale nutro molto rispetto). Non voglio convincermi che in quest' epoca
ci sia una sorta di transizione e che il futuro ci riserverà qualcosa di buono.
Io non voglio vedere ciò in cui credo, l'arte, il design la letteratura mercificata. Io sto con Monicelli!
Dovremmo spazzare via queste logiche e riappropriarci. Riappropriazione è il giusto sinonimo
di rivoluzione. Bisogna creare una rottura con la contiguità presente.
L'ampliamento del siparietto di Prada ai danni di Laterza è un segnale, bisogna coglierlo.
Non dev'essere isolato o minimizzato. Trattarlo con pressapochismo è un errore che non possiamo
permetterci.
Questo non è il solito eloquio radical chic con annessa puzza sotto il naso. Non è la solita morale
a favore della cultura scolastica. La cultura scolastica è altro, è imposta.
Quì si parla di mercificazione di una forma d'arte, la scrittura, che è sacra perchè diretta alla mente
e capace di cambiare l'essere in quanto tale.
Dovremmo essere indignati. Queste logiche vengono applicate a tutti i campi dalla musica al design
in maniera trasversale.
Servono acquirenti non lettori, servono consumers non persone che utilizzano oppure decidono
di non utilizzare.
Dovremmo interrogarci profondamente e pensare che questi processi saranno difficilmente reversibili.
Per me Laterza è come un disco dei Nirvana, o come un oggetto di Castiglioni.
Non Nevermind ma Bleach, non la lampada Arco ma l'interruttore per la corrente alternata.
Dovremmo sovvertire la logica e far capire che siamo lettori e non occasionali acquirenti di libri.
Forse per questo gli scaffali della storica libreria si stanno trasformando in un coacervo di orpelli inutili.

E

transmission#14

Foto_Anna Napolitano ("Anna abbiamo vinto forse dovremmo restare...")

Io e Milano non ci siamo mai amati.
Si, è vero, il nostro è stato un rapporto di convenienza direi quasi matrimoniale.
Un matrimonio che si fa da giovani e dove ci si ritrova a sopportarsi e tollerarsi
ogni giorno reciprocamente. Lo chiamano senso di responsabilità; "ci sono i figli
di mezzo" non è possibile separarsi.
Eppure a Milano devo molto ora che forse andrò via da lei.
Dicono che devi allontanarti da qualcosa o qualcuno per avere una visione più netta
e non offuscata dello scenario. Casa mia mi è sempre mancata, non avevo bisogno
di allontanarmici per scoprirlo. Non ho bisogno di stare giorni lontano dalla mia
chitarra per sapere che sono fatto di musica nè dai miei libri e dalla mia bici.
Non ho bisogno di allontanarmi da Anna per sapere che siamo fatti per l'uno per l'altra.
Oggi pomeriggio, mentre la luce colorava di sprazzi arancioni il bugnato della Scala,
ho capito che qualcosa di questa città probabilmente mi mancherà.
Non penso sia quel senso comune di disorientamento che si prova quando stai
per scappare dalle certezze costruite in dieci anni, penso di no!
Forse è solo nostalgia e tra qualche anno io avrò dimenticato Milano e sicuramente
lei avrà dimenticato me.
Quando sei solo in bici e la città ti scorre al tuo fianco e l'unica cosa sulla quale ti
concentri è il rumore del pignone che accarezza il cambio, tutto diviene più chiaro.
Questa città molte volte a dispetto del pregiudizio che ci rende italiani e condomini
forzati nel condominio Italia, mi ha mostrato il suo lato umano e disincantato.
Sebbene non fosse il mio accento, sebbene le mie abitudini fossero diverse ora
il "sopportarsi e tollerarsi" stava scemando lentamente nel naviglio.
Ci sono posti in questa città che vorrei portare con me: la Sambuca da Peppuccio,
il tramonto sulla Martesana, la stazione Centrale così pregna di vita, la fila al
Pane quotidiano, la casa di Achille Castiglioni, il veccho Bar Rattazzo, Brera pinacoteca
e non, l'osteria Brutto Anatroccolo, due operai sulla torre (potrei esserci io lassù)
il sorriso di Djali mentre ci salutiamo al mattino ("Ciao amico come va?") e via Pascoli 41.
Io e Djiali siamo amici; lui ha il volto variopinto e cesellato di rughe: ha vissuto.
Siamo amici da tre anni e sebbene i nostri sguardi si incrociano una volta al giorno
io gli voglio bene. Non ha bisogno dei miei soldi, forse non ha bisogno della mia amicizia.
Siamo amici: lui mi ricorda il sud ed i baffi di mio padre. Lui li asciuga alla
stessa maniera quando beve. Mi mancherai.
E' vero non ci siamo mai amati, a volte sopportati e non parlati per giorni e settimane ma,
ora che probabilmente le nostre strade si divideranno, siamo in pace l'uno con l'altra.
Quel senso di responsabilità è mutato in un affetto sincero di chi ha frequentato la vera
Milano, non quella dello stereotipo comune, non quella che è ora o tentano di venderci.
Soffro solo nel sapere che potresti essere molto di più delle tante etichette che ti incollano,
so che potresti essere bella se e solo se ritornassi a mettere al centro la semplicità
che ho ritrovato in molti bar e scale di condominio.
Ti descrivono grigia, contratta e avara di emozioni. Di certo non sei una città del sud e
Bari non è una città del nord: quando capiremo questo il pregiudizio cadrà ed i tuoi
pregi saranno svelati come coda di pavone.
Eppure se non ci fossimo riabbracciati mesi fa io non sarei ciò che sono e non avrei
ciò che di più bello ho tra le braccia ogni sera.
Non dico che mi mancherai, penso che avremo bei ricordi l'uno dell'altra
e forse, un giorno, chiuderò la mia valigia  solo per andare in vacanza.

E

transmission#10

Io e il Tipo Grafico ci conosciamo da tempo:
lui biondo, io castano
lui basso, io chitarra
lui 4, io 6 corde
lui ritmo, io da solo
lui arrotola, io... un tempo
lui al Sud, io emigrato
lui Beatles, io Rolling Stones
lui Padre Peppe, io Borghetti
lui Canon, io Nikon
lui suona, io per ora no
lui...una volta, io capelli
lui maglietta, io carta
lui Flea, io John Frusciante
lui Tim Burton, io pure
lui Mouse on my shoulder, io pure.
Io e il Tipo Grafico ora ascoltiamo lo stesso programma in radio e sorridiamo insieme,
lui a Bari io al Nord(e): lui maglietta io carta.

E